myfunny


recensione – Scritto sul corpo.
Gennaio 11, 2007, 7:11 pm
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Scritto sul corpo è un libro di Jeanette Winterson pubblicato in italia da mondadori nel lontano 1993 e oggi disponibile nella Piccola Biblioteca Oscar Mondadori alla modica cifra di 8,40 €.

Woha, che tempismo. Cosa sei, un recensore d’assalto?

ah-ah-ah. che simpaticone. no, è che fondamentalmente l’ho letto solo da pochi giorni. me l’ha prestato la mia amica illinkabile di cui parlavo qualche post fa. e, a dire la verità, nun è che fossi tanto convinto che leggerlo fosse un’ottima idea. ah, questa è la copertina:

Uh, carina. E come mai non eri tanto convinto che leggerlo fosse una buona idea?

perchè sostanzialmente sono un idiota. è che, da un po’ di tempo, tendo ad essere davvero poco interessato – se non per studi strutturali – nei confronti di libri che parlano di cose importanti (per esempio: vita, morte, malattia, amore) senza uno spessissimo filtro a base di ironia e cinismo. e, pur rendendomi conto io stesso che tutto ciò – intendo: questo mio comportamento – sia una stronzata, è più forte di me.

Quindi, pare che questo libro parli di cose serie come vita, morte, malattia e amore.

esatto.

E tutto ciò senza ironia.

ecco, questo è meno esatto. voglio dire: il personaggio che narra la storia è profondamente ironico. ma ciò non vuol dire che non possa provare sentimenti più forti di quelli che vorrebbe, o che non possa tipo anelare alla felicità, o sperare in cose… insomma, per me questo libro riesce ad essere serio, e pregno di significato e di emotività, e realmente tormentato e passionale eccetera, senza cadere nel ridicolo. ad esempio, frasi come:

Com’è che la cosa meno originale che sappiamo dirci è tuttavia la sola cosa che desideriamo sentire? “Ti amo” è sempre una citazione,

se anzichè trovarsi nei frammenti di Barthes si trovano in un romanzo la cui protagonista effettivamente ama, e anche troppo, ecco che diventano in qualche modo risolutive.

Oddio, comincia a sembrare interessante. Ma insomma, di cosa parla?

eh, te lo dico dopo il cut che altrimenti invado il reader degli abbonati all’rss ^___^

Allora?

parla di una donna che, alla fine di una storia sentimentale bellissima e tragica, la racconta. inizia con una frase tanto ovvia quanto tremendamente vera, ossia:

Perché è la perdita la misura dell’amore?

la storia è tutta al passato – tutti gli accenni a prospettive, o insomma a qualunque cosa abbia a che fare con il futuro, sono costituiti da frasi come:

Quanto manca perché comincino gli urli? Quanto manca alle lacrime e alle accuse di dolore? Quel particolare peso allo stomaco che duole quando perdi qualcosa che non sei riuscito ad apprezzare?

insomma, un futuro che è già passato. la narratrice/protagonista è immersa nel passato e, nel racconto di questa sua ultima storia d’amore inserisce, quasi come moniti inascoltati per il presente della storia, i ricordi ed i racconti delle sue tragicomiche esperienze precedenti. ah, le esperienze precedenti: sono molte, la protagonista (uh: il suo nome non viene fatto) ha un immenso bisogno di amare. ma ciò che qui è davvero bello, e che fa sì che questo non sia un libro che odio è che la protagonista non dà l’idea di ripetersi ogni mattina , guardandosi allo specchio, frasi tipo “ah, come sono figa e borderline; ah, come mi piace soffrire”; nè si mostra come una bambolina naif che s’innamora perdutamente di ognuno dei suoi amanti, ma questi sono stronzi e la martirizzano e via melisseggiando.

insomma, quello che mi stupisce è l’onestà del tutto.

Sicuro di ritenere questo atteggiamento più onesto soltanto perchè è più simile al tuo?

mi pareva di aver ampiamente specificato che questo non sarebbe dovuto essere un blog sui cazzi miei.

Ah, giusto. Sorry. Comunque, della storia d’amore che è al centro del libro non sappiamo ancora nulla.

è una storia d’amore tra due donne. l’amata si chiama Loise, e quando la storia incomincia è sposata. il punto di svolta è una scelta della protagonista, che lei sostiene – ovvero: cerca di convincersi – sia fondamentale per l’amata. e che no, non ha a che fare con il suo divorzio. non nel modo che pensate, almeno.

Vedo che non ti sbottoni troppo. Ok. Qualcos’altro riguardo la struttura?

allora, il romanzo è diviso in tre parti. nella prima, quella che copre un’arco di tempo più ampio nella storia, c’è tutto quello di cui ho parlato finora. la seconda parte, la più lirica, è una sorta di anatomia del ricordo. “anatomia” non è una parola scelta aprendo a caso il dizionario: partendo dalle cellule, ed arrivando ai sensi attraverso lo scheletro ed i muscoli, la protagonista seziona l’amata, ed il suo amore per lei. lo analizza in ogni particolare, con un’attenzione minuziosa e quasi ossessiva, come farebbe uno fisico se amasse davvero, con tutto sé stesso, quel particolare atomo che sta osservando. nell’ultima parte si ritorna ad uno stile più narrativo, e si racconta di qualcosa che assomiglia ad un epilogo ma disattende qualunque attesa ci si potesse inventare da quest’altra parte del romanzo, dalla più idilliaca alla più tragica.

Uh, nel risvolto della copertina che ho qui, dell’edizione 2006, c’è scritto che il sesso del/la protagonista ci rimane ignoto.

questo perchè chi ha scritto quel risvolto è un cazzone (prima di pensare o fare qualunque cosa relativa a questa asserzione, leggi qui). il fatto che la protagonista non faccia il suo nome ma faccia quello dei suoi amanti, né dica esplicitamente “io sono una donna” non è uno strategemma il cui unico scopo è far pensare al lettore: “ma sarà una donna o un uomo?”. il romanzo, semplicemente, parla d’altro. la cosa importante, per la protagonista, non è lei stessa: è l’amore che prova. e la cosa importante dell’amore è il suo oggetto. in ogni caso, giusto per smentire il quartista di copertina, in genere i baristi uomini non portano dei body verdi, né ricevono troppi apprezzamenti dai clienti.

ecco, credo che possa bastare.

in sostanza: è un libro bellissimo..


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Per strada mi comprai un mazzo di fiori.
“Va a trovare qualcuno?”
“Sì, me. Voglio capire come sto.”
Inarcò le sopracciglia e squittì: “Va tutto bene?”
“Prima o poi”, dissi.
A casa misi i fiori in un vaso, cambiai le lenzuola e andai a letto.
Mi procurai una bomboletta di vernice e scrissi AMOR PROPRIO sulla porta.
Che Cupido si provi ad oltrepassarla.

Commento di bleedingwine




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