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cento colpi di spazzola eccetera: alcune considerazioni (parte prima).
Febbraio 13, 2007, 11:09 pm
Archiviato in: #books, [d:z]ovani, miti d'oggi, recensioni

premetto che leggo sempre i libri di cui immagino di dover parlar male, prima di farlo – anche se, dopo “il codice davinci”, sto seriamente valutando l’idea di smetterla.

nella fattispecie, “cento colpi di spazzola prima di andare a dormire”, opera prima di melissa p., l’ho letto il giorno stesso in cui mi sono accorto che stava diventando un caso letterario di quelli che, in italia, si presentano una volta ogni decade. me ne sono accorto perché, nella mia classe (la quarta, se non ricordo male, di un liceo linguistico), tale libro alloggiava sotto il banco di diverse studentesse durante le lezioni, per poi spuntar fuori durante la ricreazione. e questo, nei quattro anni precedenti, non era successo con nessun testo extracurricolare, con l’eccezione di alcune riviste di gossip. poi, ieri mi sono detto: “sai che è? mi sa che, co’ ’sta moda dei ragazzini malefici un post a proposito ci può stare”. e allora mi sono armato di coraggio e l’ho riletto, con grande sollievo di novalis e palahniuck (ho tutte le robe di narrativa ordinate alfabeticamente, e nabokov mi sta ancora ringraziando per essermi interessato al romanticismo tedesco). altra premessa: non ho nulla di personale contro l’autrice – in ogni caso, se cercando il suo nome su gugol si trovasse a passare di qui, la pregherei di leggere questo prima di continuare. ah, ancora: eco mi perdoni, ma per un romanzo il cui successo è così legato alla presunta verità in senso storico delle vicende raccontate, e alla personalità dell’autrice, è inevitabile che, in una critica, si tenga conto di questi fattori. uh, un’ultima cosa: farò finta di non aver mai sentito parlare del pamphlet “contro la p. melissa”: scrivere piegati in due, con le mani sullo stomaco, è scomodo. ma, a parlare di quello di melissa p. come “erotismo di sinistra”, nun credo di essere capace di assumere altre posture. ecco, credo che si possa cominciare.

Cento colpi di spazzola: erotismo o pornografia?

è una delle domande ricorse più spesso, nel dibattito successivo all’uscita del libro. e credo sia mal posta. per me, equivale più o meno a: “quarzo: mammifero o ladro di biciclette?”.
allora, cento colpi di spazzola non è un romanzo erotico.

Léa sorrideva e assaporava il piacere di quel calore, di quell’immobilità, di quello spettacolo di due uomini nudi, intenti ai loro esercizi, che confrontava in silenzio.

questo brano. preso a caso da chéri (un romanzo del 1920 di colette), esprime qualcosa che assomiglia molto all’erotismo: c’è una scena non esplicitamente sessuale, c’è della tensione erotica rivolta a tale scena, c’è dell’attesa. il sesso, nel romanzo erotico, è il punto culminante di un’attesa di questo genere: per quanto possa essere accurata la definizione di un rapporto sessuale, ciò che interessa allo scrittore di romanzi erotici è la costruzione della situazione erotica. tant’è che, in un romanzo di quel genere, si può anche evitare la descrizione dell’atto in sé, ed il lettore non ne rimane deluso (cfr. lolita, di nabokov. vi è forse rimasto l’amaro in bocca per non aver potuto leggere di grandiosi e acrobatici amplessi tra la ninfetta ed humbert?). centro del romanzo erotico è, dicevamo, questa tensione. ecco, prendiamo ora il primo episodio di “cento colpi di spazzola” in cui si consumi una qualche forma di amplesso.

[...]mi ha preso il volto fra le mani, si è staccato dalla mia bocca e mi ha chiesto piano: “Ti andrebbe di farlo?”.
Mordendomi le labbra ho risposto di no, perché mille paure mi hanno invasa all’improvviso, paure senza un volto, astratte. Ha fatto più pressione con le mani poggiate sulle mie guance e con una forza che forse lui voleva tradurre, invano, in dolcezza mi ha spinta sempre più giù, mostrandomi bruscamente l’Ignoto. Adesso lo avevo davanti agli occhi, odorava di uomo e ogni venatura che lo attraversava esprimeva una tale potenza che mi è sembrato doveroso fare i conti con essa. È entrato presuntuosamente fra le mie labbra, lavando via il sapore di fragola ancora impregnato su di esse. Poi improvvisamente c’è stata un’altra sorpresa e in bocca mi sono ritrovata un liquido caldo e acido, assai abbondante e denso.

eh? cos’è successo? ah, pare si sia verificata una fellatio. uh, ok. sorvoliamo sul fatto che se l’Ignoto fosse stato ignoto sarebbe stato davvero difficile riconoscerne l’odore (e anche sul fatto che il costume che il tipo in questione indossava si sia misteriosamente smaterializzato). la questione è sostanzialmente questa: senza nessuna preparazione (del lettore, intendo) ci si trova davanti ad un atto sessuale, e appena si riesce a capacitarsi di ciò, questo è finito. insomma, in questo libro nulla prepara il sesso: al limite, qualcosa lo precede. non c’è nessuna forma di tensione, nell’attesa, a meno che il lettore non lo prenda come un romanzo pornografico: in questo caso, la tensione ci sarebbe, ma la curiosità del lettore non sarebbe rivolta alla risoluzione di una situazione, bensì all’abbandono di quella situazione, o al suo declassamento al rango di sfondo, in favore della descrizione particolareggiata di un atto sessuale.
si direbbe quindi, a questo punto, che si potrebbe considerare il libro di melissa p. come un porno in cui a riempire lo spazio tra un atto sessuale e l’altro, anziché viaggi in automobile che durano, nel racconto, esattamente quanto durerebbero nella realtà, ci sono pentimenti e riflessioni della protagonista.
ma il porno ha una funzione fondamentale la quale, a differenza ad esempio di quella del romanzo o del film storico, non ha mai creato grandi divergenze di opinione: ovvero, quello di coadiuvare il suo fruitore nella masturbazione. e questa funzione, il libro di melissa p. credo farebbe molta fatica ad assolverla. insomma, suppongo che una scena come quella descritta sopra potrebbe interessare un lettore di pornografia, ed essere funzionale allo scopo che ogni porno che si rispetti si prefigge, esattamente come la frase: “eh, gli ha fatto un pompino”: le descrizioni anatomiche tipiche dei film porno mancano, manca tutta la sinfonia di mugolii e grugniti di contorno, manca insomma tutto: c’è l’atto, fuori dal tempo e dallo spazio. e immagino che il nostro pornofilo farebbe meno fatica a scriversela da solo, la frase di cui sopra, e poi a rileggerla, che a raggiungere una libreria e sborsare nove euri e cinquanta. e, in ogni caso, credo che se gli si chiede di costruire da sé la situazione che potrebbe accompagnare quella descrizione minimalista di un atto, si farebbe prima a chiedergli di lavorare di fantasia dal principio.

Ok, e allora cos’è cento colpi eccetera?

un romanzo di formazione, che per inettitudine linguistica gareggia con tre metri sopra il cielo, pervaso da un moralismo cattolico davvero stucchevole.

E come lo spieghi il suo successo?

così.

1. the Peyton Place Factor, che interessa un po’ tutto ciò che ci assicura che il mondo è marcio, che le persone sono orribili, che questo mondo marcio e queste persone orribili sono dove meno ce le aspettiamo, ovvero nella tranquilla e insospettabile provincia, ma che in ogni caso queste persone non siamo noi: al limite i nostri dirimpettai – anzi, sicuramente loro – ma non noi. ecco le ultime parole di peyton place:

[...]amo la tua bellezza e la tua crudeltà, la tua dolcezza e la tua bruttezza, ma ora ti conosco, ora non mi fai più paura. Forse domani o dopodomani avrò di nuovo paura, ma oggi ti amo e non ti temo. Oggi sei soltanto una piccola cittadina.[...]

ed ecco quelle di “cento colpi di spazzola”:

Ho concluso il mio viaggio dentro il bosco, sono riuscita a scappare dalla torre dell’orco, dalle grinfie dell’angelo tentatore e dei suoi diavoli. E sono finita nel castello del principe arabo, che mi ha attesa seduto su un cuscino soffice e vellutato[...]

Sostanzialmente, dopo aver soddisfatto il nostro morboso voyeurismo, dopo averci mostrato tutto ciò che i nostri vicini volevano tenerci nascosto, ci si rassicura che noi abbiamo guardato tutto ciò con tanta attenzione non perché ci piacesse guardarlo, perché ne fossimo in qualche modo attratti, bensì perché volevamo accompagnare l’eroina nel suo viaggio, volevamo assistere alla sua catarsi. catarsi che, automaticamente, ci monda anche del nostro male: noi seguivamo l’eroina, noi eravamo dalla sua parte: di conseguenza, è assolutamente fuori discussione che potessimo essere i mostri che la assediavano. (off-topic: vi siete mai chiesti perchè la prima serie di twin peaks abbia avuto tutto quel successo, a differenza della seconda e di “fuoco cammina con me”? per me, questo c’entra qualcosa. ne parlerò in seguito, credo.)

ecco, ci vediamo alla prossima puntata ^^


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Ehi,
telefonami presto, entro domani (lunedì),
ti sto cercando per mari e per monti,
ti devo dire una cosa importante.
mafazio27@libero.it
i miei numeri di telefono ce li hai
maurizio di fazio

Commento di maurizio




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