myfunny


racconto: test#1.
Febbraio 23, 2007, 7:37 pm
Archiviato in: #racconti, egorama

[quella che segue è la rielaborazione di un racconto originariamente pubblicato sul mio vecchio blog, e scomparso con la sua cancellazione - avete presente la morte della filologia? ecco, qui rimangono solo il tema centrale e, a grandi linee, l'episodio narrato. l'ho inserito in una cornice pseudo.accademica, ho intenzione di scrivere altre cose del genere, un giorno.]

Struttura della prova.

Data la descrizione di un breve episodio, il candidato dovrà rispondere concisamente ad una semplice una domanda. La risposta potrà essere comunicata alla commissione d’esame in forma scritta o orale. In alternativa, il candidato può evitare di esprimere formalmente la risposta, tenendola per sé: la scelta dell’una o dell’altra modalità non influiranno in alcun modo sulla valutazione della prova.

 

Un breve episodio.

Una donna sui trent’anni, in un tailleur dall’aria economica ma piuttosto dignitosa, tiene per mano una bambina, che indossa un vestitino rosso – potrebbe essere primavera. La donna fissa il led dell’ascensore, aspettando che questo cambi di colore, ed è a sua volta fissata dalla bambina. Lo sguardo della bambina è abbastanza liquido perché qualcuno possa giudicarlo triste, o assonnato, ed abbastanza disteso perché qualcun altro possa reputarlo semplicemente poco interessato al suo oggetto.

L’ascensore arriva al piano terra dell’edificio: ne esce un uomo incravattato, dall’aspetto imponente. La bambina si spinge dietro la madre, entrano nell’ascensore. L’uomo esce dall’edificio, la parola più adatta per definire il suo andamento è, probabilmente, "risoluto".

La bambina, nell’ascensore, ha come l’impressione che il corpo della madre lo riempia completamente. Questa non è una sensazione sgradevole, non ha a che fare con concetti come "claustrofobia", "oppressione": richiama piuttosto, nella bambina, una sensazione mista di morbidezza, affetto, protezione. L’ufficio in cui le due sono dirette si trova al sesto piano dello stabile. La donna si accorge di avere il dito ancora premuto sul pulsante, e lo toglie con uno sguardo imbarazzato a beneficio di una terza persona di natura del tutto teorica. La distrazione, per la donna, non è una novità. Risponde con un sorriso allo sguardo vagamente preoccupato della bambina, e le stringe la mano un po’ più forte. La bambina le sorride. "Ci mettiamo poco," dice la donna, "una chiacchierata e poi a casa". La bambina sorride in modo strano. Questo buffo torcersi delle labbra della bambina viene interpretato dalla donna come un tentativo di rafforzare il suo sorriso precedente. "Ha detto papà che se ti comporti bene ti porta qualcosa, stasera".

L’ascensore si arresta in modo brusco, la bambina sobbalza: il suo sguardo è ora molto umido. Le porte si aprono, le due escono.

 

Domanda.

Qual’è la causa principale dei comportamenti atipici per i quali la donna ha appena accompagnato sua figlia presso lo studio di una psicologa?


5 Commenti finora
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La bambina, il cui sguardo tumido tradisce inequivocabilmente una “sindrome dell’occhio secco” mal curata, si crede cappuccetto rosso. ;-)

Commento di cymbalus

gh. ecco come distruggere l’effetto di un racconto che si sarebbe voluto agghiacciante.

Commento di myfunny

Il racconto l’ho letto oggi pomeriggio, quindi giuro che il commento non è pregiudicato dalla festa di Syria con annessi fiumi di alcol. cmq. ehm. dicevo. sì, maledetto cubalibre/caipiroskaallafragola/vino. ecco: il racconto ci è piaciuto molto (plurale majestatis), sì sì approvato.
bacini qua e là.
Arlette.

Commento di Arlette

rò ha capito e si è inquietata molto. avendo già riferito la soluzione a myfunny, non rovinerà la sorpresa a chi volesse cimentarsi nella lettura e nello scioglimento dell’enigma.
bravissimo funnolo!^^

Commento di butterflywinged rò

[...] racconto: test#1. [...]

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