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cento colpi di spazzola eccetera: alcune considerazioni (parte seconda).
Febbraio 21, 2007, 8:47 pm
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(è propedeutica la lettura della parte prima)

2. the Reality Show Factor. tra le mie compagne di classe di cui parlavo nella prima parte, almeno due non erano del tutto idiote. quando ho provato a chiedere loro perché stessero leggendo quella roba, e se insomma si accorgessero che fosse scritto con le prime cento parole di un lessico di frequenza ad eccezione di termini triviali sparsi, mi hanno risposto che sì, se ne accorgevano, ma se lo stavano leggendo non era per apprezzarne lo stile. erano incuriosite, piuttosto, da ciò che l’autrice aveva fatto. un attimo di attenzione: l’autrice, non la protagonista. sostanzialmente, ho avuto come l’idea che se fosse stata pubblicata una checklist, con voci come “sesso di gruppo”, “sesso con prof” eccetera, e qualche adolescente l’avesse compilata (con la stragrande maggioranza delle caselle checkate), queste persone non sarebbero state meno interessate a leggerla. sintomi di quanto il fattore “ehi, quella ha davvero fatto quelle cose” sia stato fondamentale per il successo del romanzo sono, ad esempio, la prima domanda di quasi tutte le interviste all’autrice, nonché il relativamente scarso successo del suo secondo romanzo, meno autobiografico, nonostante lo stile fosse migliorato e non si trattasse, appunto, di un’opera prima.

perché si tratta, in definitiva, di un libretto biecamente cattolico.

se volessimo spulciare i sensi indiretti sparpagliati tra le pagine per cercare prove dell’intento moralizzatore del romanzo ne avremmo per giorni. e sarebbe un lavoro piuttosto noioso. e, dato che nessuno mi paga per farlo, me lo risparmio volentieri, anche perché credo che sia ampiamente sufficiente scorrere uno schemino approssimativo della trama: eccolo.
(continua…)



cento colpi di spazzola eccetera: alcune considerazioni (parte prima).
Febbraio 13, 2007, 11:09 pm
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premetto che leggo sempre i libri di cui immagino di dover parlar male, prima di farlo – anche se, dopo “il codice davinci”, sto seriamente valutando l’idea di smetterla.

nella fattispecie, “cento colpi di spazzola prima di andare a dormire”, opera prima di melissa p., l’ho letto il giorno stesso in cui mi sono accorto che stava diventando un caso letterario di quelli che, in italia, si presentano una volta ogni decade. me ne sono accorto perché, nella mia classe (la quarta, se non ricordo male, di un liceo linguistico), tale libro alloggiava sotto il banco di diverse studentesse durante le lezioni, per poi spuntar fuori durante la ricreazione. e questo, nei quattro anni precedenti, non era successo con nessun testo extracurricolare, con l’eccezione di alcune riviste di gossip. poi, ieri mi sono detto: “sai che è? mi sa che, co’ ’sta moda dei ragazzini malefici un post a proposito ci può stare”. e allora mi sono armato di coraggio e l’ho riletto, con grande sollievo di novalis e palahniuck (ho tutte le robe di narrativa ordinate alfabeticamente, e nabokov mi sta ancora ringraziando per essermi interessato al romanticismo tedesco). altra premessa: non ho nulla di personale contro l’autrice – in ogni caso, se cercando il suo nome su gugol si trovasse a passare di qui, la pregherei di leggere questo prima di continuare. ah, ancora: eco mi perdoni, ma per un romanzo il cui successo è così legato alla presunta verità in senso storico delle vicende raccontate, e alla personalità dell’autrice, è inevitabile che, in una critica, si tenga conto di questi fattori. uh, un’ultima cosa: farò finta di non aver mai sentito parlare del pamphlet “contro la p. melissa”: scrivere piegati in due, con le mani sullo stomaco, è scomodo. ma, a parlare di quello di melissa p. come “erotismo di sinistra”, nun credo di essere capace di assumere altre posture. ecco, credo che si possa cominciare.

Cento colpi di spazzola: erotismo o pornografia?

è una delle domande ricorse più spesso, nel dibattito successivo all’uscita del libro. e credo sia mal posta. per me, equivale più o meno a: “quarzo: mammifero o ladro di biciclette?”. (continua…)



bububu generation.
Febbraio 12, 2007, 7:34 pm
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ieri mi è capitato di leggere, con una certa fatica, un articolo di ilvo diamanti su repubblica di ieri (oddea, pare che la odii, repubblica: scalfari, tranquillo; se faccio così è appunto perché vi voglio bene).

al di là delle solenni banalità espresse (vi basti l’incipit: “All’improvviso sembrano diventati degli estranei. e li guardiamo con un po’ di apprensione. i giovani. i più giovani”. alzi la mano chi non ha avuto un déja-lit), che evidenziano come diamanti abbia colpevolmente evitato di leggere questo mio post, mi ha stupito l’insulsaggine del titolo, ovvero: “generazione senza nome”. sarà. fatto sta che, scorrendo le “generazioni” che sono comparse da dieci anni a ’sta parte (ovvero: le definizioni date per questa generazione), di nomi ne trovo a iosa:

doom generation (dal videogioco, il senso della definizione è la perdita, da parte dei giovani, di identità e valori in cui riconoscersi);
X generation (dalla lettera dell’alfabeto greco che utilizziamo per le incognite, ha a che fare con l’incertezza – ovvero, la perdita di identità e valori in cui riconoscersi);
blank generation (generazione vuota, lascio al lettore l’arduo compito di intuire a quali caratteristiche questa definizione mette in luce).

insomma, a me pare la generazione più sovraccarica di nomi nella storia. e “senza nome” è un altro di questi. e più passa il tempo più mi rendo conto che, se voglio conservare un minimo di serenità, devo decidermi a saltare automaticamente tutti gli articoli che hanno la parola “generazione” nel titolo.



attenti ai vostri bambini.
Febbraio 2, 2007, 11:08 pm
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pare che i cicli delle mode della cronaca nostrana si siano velocizzati particolarmente, nell’ultimo periodo. non so se ricordate, ma il grande boom del satanismo, o quello della pedofilia, erano riusciti a monopolizzare le pagine dei giornali per mesi interi. o la sars, ovvero la sola pandemia a colpire una persona su cinquecento milioni. mesi passati a guardare con sospetto la quattordicenne con la maglietta di marilyn manson, per poi picchiare il nonno passato a prenderla a scuola, ed infine fuggire immediatamente ad uno starnuto di quest’ultimo. e insomma forse il nostro livello d’attenzione si è affievolito, forse dobbiamo essere stuzzicati più spesso, ma insomma avevamo appena smesso di nasconderci al passaggio del nostro vicino di casa e di puntare il fucile a chiunque si avvicinasse alla nostra villa in campagna senza mangiare pizza o suonare mandolini, ed ecco che spuntano fuori questi bambini. i quali, ci dicono, sono un gradino più in basso di satana in moralità. e quelle che seguono sono alcune osservazioni, non necessariamente originalissime o illuminanti, su questo nuovo cancro sociale.

1. e c’è ancora chi dice che in italia il cinema è morto

e insomma dopo lo scandalo bullismo, che cominciava a perdere d’interesse, ci si è buttati su questa cosa del sesso durante le assemblee. e, in entrambi i casi, è parso particolarmente sconvolgente il fatto che questi ragazzini abbiano filmato i loro atti. e a me è parso sconvolgente che anche nei giornali che leggo, anche negli articoli dei giornalisti che stimo, nessuno è parso accorgersi di come questo sia assolutamente ovvio.

insomma, i ragazzini filmano qualunque cosa. volete sapere cosa accade lasciando cadere una menthos in una bottiglia di diet coke? su youtube troverete almeno una quarantina di video che lo documentano. volete vedere delle persone che inciampano? ce ne sono a migliaia, sempre su youtube. e, se sei disposto a filmare un amico con delle cannucce nel naso e a mandare il video a chiunque, o a pubblicarlo su intenet, per quale motivo dovresti perderti l’occasione di registrare un rapporto sessuale consumato nella tua classe? perché è immorale? ma al limite è immorale fare sesso in classe: filmarlo, nella misura in cui si filma qualunque cosa, è perfettamente normale.
(continua…)