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nuovo blog, e non fate domande.
Agosto 25, 2007, 11:59 am
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Questi austriaci razzisti.
Febbraio 3, 2007, 3:18 pm
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se a qualcuno capita di chiedermi quale sia la mia città preferita, o comunque dove mi piacerebbe vivere, rispondo: Vienna. e, dato che frequento gente malvagia, prontamente mi sento rispondere: “mado’, quanto sono razzisti però gli austriaci”. che, come mi spiegano subito dopo, non vuol dire che siano propriamente razzisti, ma che detestano noi italiani. a quel punto, mi limito a spiegare a queste persone la differenza che intercorre tra “razzista” e “ragionevole”. perché, è vero, tra gli austriaci che ho incontrato non erano molti a trovare esaltante l’idea di avere degli italiani tra i piedi. anzi, anch’io appena arrivato ho avuto il sospetto che non ci tollerassero per una qualche idiosincrasia irrazionale. sospetto che è durato all’incirca trenta secondi.

affisso sulla vetrina di una cristalleria al centro di vienna, infatti, c’era un cartello sul quale si leggeva: “si prega di non toccare le vetrine”. proprio così, non “bitte die Schaufenstern anfassen nicht”, e neanche la versione corretta di quella frase. be’, io un minimo di disappunto l’ho trovato. perché bisognerebbe avvisare gli italiani,e non gli stessi austriaci? però, dicevo, è durata trenta secondi. al trentunesimo, due giovani si sono avvicinati alla vetrina, toccandola con le mani ed il naso. ed erano italiani.

poi, non è buffo che ogni viennese che utilizzi i mezzi pubblici sappia dire “scusi”? no, se tutte le persone che trovano eccessivamente laborioso tenere la destra sulle scale mobili hanno in tasca un passaporto molto simile al mio.

ah, a vienna sono stato con la scuola. e, tra i miei compagni di classe, erano in molti ad essere fermamente convinti di questa storia degli austriaci razzisti. ecco una prova di questo razzismo: il nostro ostello si trovava in una strada dove ce n’erano altri due. qualcuno, una notte, ha avuto la brillante idea di attaccarsi al citofono di un appartamento sulla nostra strada e poi scappare. la polizia è venuta per prima nel nostro ostello. i commenti erano di due generi: 1. “eh, ma ‘ngulo, chiamare la polizia pe’ ’sta stronzata” (come se fosse del tutto normale venire svegliati da un citofono nel pieno della notte), e 2. “eh, vedi, da chi dovevano andare prima? dagli italiani. sempre nostra, la colpa, eh?”.

ecco, senonché i due agenti erano accompagnati dalla persona che era stata disturbata dalla bravata, e che aveva fatto in tempo a scorgerne i responsabili dalla finestra. e si trattava di due mie compagne di classe.

ecco, in questo senso forse ce l’hanno con noi: riescono a riconoscere il nostro malcostume come tale, per loro non è tradizione, ne sono disturbati. e, ta-dah, ne sono disturbato anch’io. e questo è uno dei motivi per i quali voglio vivere a vienna.